Referendum giustizia, Gianassi lancia ultimatum a Meloni: "Fermi Nordio o condivide le sue parole"

1 godzina temu
Le polemiche sul referendum per la riforma della giustizia esplodono con scontri tra politici e magistrati (Immagine simbolica - Generata da IA) AI Generated Stock Image

Le polemiche sul referendum per la riforma della giustizia esplodono sabato 15 febbraio con attacchi incrociati tra politici, magistrati e giornalisti.

Il deputato Pd Federico Gianassi accusa il Ministro Nordio di dichiarazioni «sempre più gravi» che «smantellano la Costituzione», mentre il presidente del Comitato Sì Riforma Nicolò Zanon attacca il procuratore Gratteri per «affermazioni sprezzanti e diffamatorie» verso chi voterà Sì. Il tutto culmina in uno scontro televisivo tra Marco Travaglio e Alessandro Sallusti durante il talk show Accordi & Disaccordi su Nove.

Gianassi lancia un ultimatum a Meloni

Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera, lancia un ultimatum alla premier Meloni. In una nota AGI dichiara: «Il ministro Nordio fa ogni giorno dichiarazioni sempre più gravi.»

Elenca quello che contesta: la riforma «non serve a nulla per l'efficienza della giustizia», i costituenti avrebbero scritto una costituzione ispirata a «principi mussoliniani», la vittoria del Sì darebbe al governo «sovranità illimitata».

L'ultima accusa riguarda i magistrati, che Nordio accusa di usare «meccanismi para-mafiosi». Gianassi conclude: «Meloni non può più tacere: o ferma Nordio o condivide queste affermazioni. Ma la gravità di queste dichiarazioni non resterà senza risposta perché il fronte del No sarà ancora più mobilitato.»

Zanon attacca Gratteri

Sul fronte opposto, Nicolò Zanon critica duramente le dichiarazioni del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri. In una dichiarazione AGI, Zanon afferma: «Nessun magistrato in servizio può permettersi le sprezzanti e diffamatorie affermazioni che il Procuratore Gratteri ha utilizzato nei confronti di chi intende votare SÌ al prossimo referendum.»

Zanon denuncia che venti componenti di un organo giudiziario hanno firmato un comunicato a difesa di Gratteri dopo le sue «dichiarazioni indecenti». Definisce l'episodio «lo specchio rivelatore dell'attuale degrado della giustizia» e «un grande spot per il SÌ», sostenendo la necessità di «istituire un'Alta Corte disciplinare fuori dal Csm, davvero autonoma e indipendente dalle correnti».

Scontro televisivo Travaglio-Sallusti

Le tensioni esplodono durante il talk show Accordi & Disaccordi su Nove, dove Marco Travaglio e Alessandro Sallusti si scontrano sulle affermazioni di Gratteri. Il procuratore aveva dichiarato nei giorni scorsi che gli indagati avrebbero votato Sì mentre le «persone perbene» avrebbero votato No.

Travaglio difende Gratteri citando il caso del presidente della Calabria Roberto Occhiuto, indagato per corruzione e rieletto. «Se voleva fare una trappola ci è riuscito perfettamente [...] È stato strepitoso il presidente della Calabria Roberto Occhiuto [...] che è indagato per corruzione, è stato rieletto da indagato e ha detto che Gratteri ha affermato delle cose gravissime. Ma è oggettivo: se sei indagato e voti sì, stai dando ragione a Gratteri.»

Sallusti replica duramente: «Gratteri ha detto che voteranno no le persone perbene. E già quello basterebbe, come a dire che chi non vota no non è una persona perbene. Io credo che Gratteri abbia perso la testa e mi chiedo, a questo punto, se abbia i requisiti morali e anche di stabilità psicologica per dirigere una procura.»

L'ex direttore de Il Giornale accusa Gratteri di aver «buttato in prigione» centinaia di calabresi poi «totalmente assolti», citando il caso dell'ex governatore Oliverio. Sallusti dichiara: «La Cassazione [...] ha detto che nell'indagine di Gratteri su Oliverio c'era 'un chiaro pregiudizio accusatorio'. Ecco, se Gratteri si concentrasse a fare bene le sue indagini invece che dare pagelle agli italiani, io credo che per la magistratura sarebbe un bene.»

Travaglio controbatte difendendo il sistema giudiziario: «Gratteri non ha mai arrestato nessuno e non ha mai mandato a processo nessuno. Il pubblico ministero non arresta, non intercetta, non manda a giudizio nessuno. Il pm chiede, il gip dispone, il gup rinvia a giudizio [...] Noi abbiamo un sistema con cinque piani e tre gradi di giudizio che è fatto apposta affinché più occhi possibile vedano lo stesso caso.»

Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).

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