Meloni contro l'ANM sul referendum giustizia: "Hanno scritto una menzogna"

17 godzin temu
Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati si terrà il 22 e 23 marzo 2026 (Immagine simbolica - Generata da IA) AI Generated Stock Image

Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati si terrà il 22 e 23 marzo 2026. Lo ha confermato la premier Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di inizio anno del 9 gennaio, precisando che il Consiglio dei ministri fisserà la data definitiva entro il 17 gennaio. La decisione ha scatenato immediate polemiche con l'Associazione Nazionale Magistrati e i comitati promotori di una raccolta firme popolare.

«Dobbiamo dare una data entro il 17 di gennaio, lo farà il prossimo Consiglio dei ministri, mi sentirei di confermare la data del 22 e 23 marzo», ha dichiarato Meloni. La premier ha respinto le accuse di voler forzare i tempi: «Vedo anche io un intento dilatorio, ma non da parte nostra: non c'è alcun intento di forzare, ci muoviamo a norma di legge. È una data ragionevole per portare in tempo a casa le norme attuative prima delle nuove regole».

Il referendum non richiede quorum e sarà valido con la maggioranza relativa dei voti. Gli italiani saranno chiamati a confermare o bocciare una riforma costituzionale già approvata dal Parlamento che introduce la distinzione tra magistratura giudicante e requirente, con due Consigli Superiori della Magistratura separati al posto dell'attuale organo unitario.

Scontro governo-magistratura

Meloni ha criticato duramente la campagna dell'Associazione Nazionale Magistrati contro la riforma, diffusa nelle stazioni ferroviarie. «Sapete che cosa delegittima i magistrati? La campagna che è stata fatta dall'Anm nelle stazioni, perché se chi ha nel suo Dna la ricerca della verità scrive una menzogna per difendere la sua campagna legittimissima contro il referendum, questo delegittima», ha affermato la premier.

L'ANM ha replicato con una nota ufficiale: «I magistrati italiani svolgono il compito previsto dalla Costituzione, quello di applicare la legge e tutelare i diritti. Lo hanno fatto costantemente in maniera equilibrata nonostante i pesanti attacchi ricevuti da più parti». L'associazione ha aggiunto: «La costante delegittimazione dei magistrati, del loro lavoro e delle decisioni prese solo ed esclusivamente in base alla legge è pericolosa per la stessa tenuta dello Stato di diritto».

La questione della raccolta firme

La data del 22-23 marzo ha sollevato contestazioni perché precede la scadenza del 30 gennaio per una raccolta firme popolare promossa da un comitato di 15 cittadini per lo stesso referendum. Carlo Guglielmi, portavoce del comitato che ha già raccolto oltre 280.000 firme (ne servono 500.000), ha annunciato: «Se il governo vorrà disattendere una costante prassi della storia repubblicana, lo inviteremo a giustificarsi in tutte le sedi opportune. Nei quattro precedenti, il decreto di fissazione del referendum è sempre stato emesso al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme».

Il comitato è pronto a impugnare la decisione al TAR e alla Corte Costituzionale. «Noi siamo rispettosi di tutti - aggiunge - ma se altri diventeranno irrispettosi verso la partecipazione dei cittadini allora reagiremo», ha dichiarato Guglielmi all'ANSA.

Le posizioni politiche

Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, ha annunciato che voterà "Sì" al referendum e parteciperà lunedì prossimo a un evento di Libertà Eguale a Firenze. «Esiste a sinistra un patrimonio di garantismo e di battaglie per la separazione delle carriere. Quindi, mi sento a casa nel mio partito e mi sento coerente con quello che ho sempre sostenuto e che la sinistra ha sempre sostenuto», ha dichiarato al Foglio.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha invece scelto di rimandare l'annuncio: «La mia scelta sul voto la dirò 7 giorni prima». La strategia punta a evitare di evidenziare divisioni interne al centrosinistra prima della campagna referendaria. All'interno di Italia Viva è stata lasciata libertà di voto, con la maggioranza del gruppo orientata verso il "Sì".

Cosa prevede la riforma

La riforma costituzionale interviene sul Titolo IV della Costituzione introducendo una netta distinzione tra magistratura giudicante e magistratura requirente, con due percorsi professionali separati dall'ingresso in magistratura. Attualmente giudici e pubblici ministeri seguono la stessa formazione e possono cambiare funzione una volta nei primi dieci anni di carriera.

Verranno istituiti due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, in sostituzione dell'attuale struttura unitaria. La riforma prevede anche la creazione di un'Alta Corte disciplinare composta da 15 membri - tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre sorteggiati da una lista di giuristi preparata dal Parlamento, sei sorteggiati tra i magistrati giudicanti con venti anni di attività, tre tra i magistrati requirenti con venti anni di attività.

Forza Italia ha annunciato una campagna per il "Sì" con un budget stimato tra 500.000 e 600.000 euro, finanziata dai fondi del partito. Sono previsti almeno 50 eventi entro fine mese in tutte le Regioni, con un'intensificazione negli ultimi 15-20 giorni prima del voto.

Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).

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